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Lilibeo
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mwfaLilibeo (mwfqLilybaeum per i romani) fu un'antica città, situata all'estremo ovest della mwfgSicilia, precisamente sotto l'attuale mwfwMarsala, verso mwgaCapo Boeo originariamente chiamato Capo Lilibeo. Oggi fa parte dell'mwgqarea archeologica di Capo Boeo, che si estende per 28 ettari.cite-ref-2[2]
Lilibeo, grazie alla sua posizione strategica nel Mediterraneo, fu inizialmente avamposto cartaginese. Assunse poi grande importanza sotto il dominio romano quando vi ebbe sede uno dei due mwkqquestori che Roma inviava in Sicilia (l'altro aveva sede a mwkgSiracusa). A Lilibeo, tra gli altri, fu questore mwkwCiceronecite-ref-tullio75-3-1[3]. La città costituì quindi per un certo periodo l'agglomerato urbano più grande e più importante della Sicilia occidentale.
Il nome potrebbe derivare dal mwmqgreco mwmgΛιλύβαιον (mwmwLilýbaion, "che guarda la mwnaLibia", nome che indicava tutta la costa settentrionale dell'mwnqAfrica) oppure avere origine da una fonte così chiamata, oggi incorporata dalla mwngchiesa di San Giovanni al Boeo.
Contents
• Storia
• Note
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Storia
Fondazione
Nell'anno mwqq397 a.C., la città di Mozia, ubicata sull'isola di San Pantaleo, nella laguna detta dello Stagnone, mwqgfu distrutta da Dionisio I, tiranno di mwqwSiracusa. I superstiti si rifugiarono sulla costa siciliana e qui fondarono la città che chiamarono Lilibeo. La città venne fortificata con poderose mura e circondata a nord e sud da due profondi fossati di cui oggi, a Marsala, sono visibili solo dei piccoli tratti. Tale fortificazione permise alla città di resistere all'mwraassedio dionisiano del mwrq368 a.C., poi a quello di mwrgPirro avvenuto nel mwrw277 a.C.cite-ref-tullio75-3-2[3]
Guerre puniche e conquista romana
Ai Romani, durante la mwtgPrima guerra punica, non riuscì di espugnarla. Il generale cartaginese Amilcare Barca durante questo periodo, fortificando l'antica Erice, poté controllare e difendere la città di Lilibeo dagli attacchi esterni, direttamente dalla sommità del monte trapanese, assicurando la sua protezione. Fu solo nel mwtw241 a.C., con gli accordi di pace, che Cartagine cedette a mwuaRoma tutti i propri possedimenti in Sicilia.cite-ref-tullio75-3-3[3]
Sotto i Romani, Lilibeo diventò presto un vivissimo centro commerciale, grazie al suo porto e agli intensi traffici marittimi nel Mediterraneo. Si arricchì di splendide ville ed edifici pubblici, tanto che mwvgCicerone, che fu mwvwquestore di Lilibeo, la definì mwwasplendidissima civitas nell'anno mwwq75 a.C.
Bizantini e Arabi
Devastata dai mwxaVandali all'inizio del mwxqV secolo, cadde sotto l'egemonia del re dei mwxgVandali mwxwTrasamondo e sua moglie mwyaAmalafrida e rimase ai Vandali nonostante i successivi accordi con Odoacre, che occupò il resto della Sicilia. Dopo corrispondenza coi Goti, riferita da Procopio di Cesarea nella mwyqGuerra Vandalica, fu poi occupata da mwygBelisario, inviato da mwywGiustiniano, e attraversò dei periodi oscuri per il disinteresse di mwzaBisanzio e per le incursioni dei pirati. Con l'arrivo degli mwzqArabi nel mwzgIX secolo, la città sparì dalla cartina geografica, divenendo il sito archeologico attuale.
Ultime dominazioni
Parco Archeologico di Lilibeo-Marsala
I resti dell'antica mwcaLilibeo si trovano nell'attuale centro urbano di mwcqMarsala e, insieme alla dirimpettaia isola di Mozia, costituiscono un gioiello dell'archeologia fenicio-punica in occidente. Dal 2002 ad oggi è in corso la realizzazione del mwcgParco Archeologico di Marsala; attualmente squadre di archeologi lavorano all'interno di questa distesa di verde in mezzo alla città, rivelando ogni giorno scoperte sensazionali. L'area rimase completamente abbandonata in epoca medievale, ma ancora oggi, facendo una passeggiata all'interno, è impossibile non calpestare pezzi di terracotta antica, o per i più appassionati non notare cinte murarie che escono dal terreno. Nel 2019 la mwcwRegione Siciliana ha istituito il Parco Archeologico di Lilibeo-Marsala.
Nel 1939 fu messo in luce un grande edificio provvisto di ambienti spaziosi, distribuiti attorno ad un atrio tetrastilo e ad un mwegperistilio.
L’mwfamwfqinsula è fiancheggiata da strade parzialmente lastricate. Nel 1972 una breve campagna di scavi consentì di accertare la presenza di due fasi edilizie diverse: la più antica del II-I secolo a.C.; la più recente della fine del II-III secolo d.C. La campagna di scavo degli anni 2000 ha portato alla luce strutture murarie, lastricati in marmo, reperti di rilevante interesse come la Statua in marmo detta "Venere Lilybetana" del II secolo d.C., il timpano in pietra con un'iscrizione latina, oggetti ornamentali come spille, monete, ecc.
Sono in luce (per ora non visitabili per lavori pubblici) resti dell'abitato (una intera mwhqinsula con due ricche residenze di età imperiale romana, con pavimentazioni a mwhgmosaico e impianti termali privati), delle fortificazioni puniche (mura e fossato) e delle ricche mwhwnecropoli di età ellenistica e romana. Un esempio unico è costituito dall'mwiaipogeo di Crispia Salvia (Giglio, 1996): una camera sotterranea (visitabile con prenotazione) dedicata da un marito alla moglie "Crispia Salvia" in uso dal II secolo d.C., con le pareti interamente decorate da scene dipinte in una vivace policromia (una flautista con danzatori, un banchetto funebre, eroti fra ghirlande, cesti colmi di fiori e frutta).
Gli scavi del 2007 hanno riportato alla luce il tracciato dell'antico mwjgdecumano massimo, la principale arteria stradale dell'antica Lilibeo; è stata inoltre rimessa in luce negli scavi dell'area della chiesa di San Giovanni al Boeo (Giglio, 2005) un'importante statua di marmo raffigurante Venere Callipigia ("dai bei glutei"), oggi esposta al mwjwMuseo archeologico regionale Lilibeo "Baglio Anselmi".
Museo "Baglio Anselmi"
Attualmente, nel mwlwMuseo archeologico regionale Lilibeo Baglio Anselmi di Marsala, è conservata una nave punica. Fu usata durante la mwmaBattaglia delle Isole Egadi, che concluse la Prima guerra punica, ed è un esemplare unico al mondo di nave da guerra mwmqcartaginese. Le particolari alghe della mwmgRiserva naturale regionale delle Isole dello Stagnone di Marsala (dove era concentrata l'attività marittima della città), con un effetto-nylon, tramite un processo simile alla conservazione sottovuoto, hanno protetto la nave fino a conservare anche i chiodi utilizzati per la sua costruzione.
La nave è eccezionale perché ha permesso di documentare il sistema di costruzione navale dei Cartaginesi, che aveva suscitato meraviglie nell'antichità (Plinio, Polibio) per la velocità costruttiva della prefabbricazione in cantiere. Ogni asse della nave punica di Marsala reca inciso un simbolo dell'mwnaalfabeto fenicio-punico utile ai carpentieri per il rapido assemblaggio dello scafo. Sono presenti anche un gran numero di anfore trasportate dalla nave e alcuni equipaggiamenti come lance, un ceppo di legno utile forse per alimentare il fuoco dei cuochi sulla nave, alcuni ossi di olive, delle foglie vegetali e una corda ottimamente conservate.
Il Museo Archeologico "Baglio Anselmi", sito sul promontorio di Capo Boeo, espone inoltre importanti reperti preistorici e romani provenienti dagli scavi archeologici del territorio.
Venere callipigia
Il 14 gennaio 2005 durante i lavori di scavo archeologico nell'area di pertinenza della Chiesa di San Giovanni Battista al Boeo in mwqaMarsala si rinvenne una statua marmorea raffigurante la Venere callipigia, denominata "Venere Lilybetana", databile alla seconda metà del II sec.cite-ref-4[4] La statua è acefala e manchevole della metà del braccio destro, che copriva pudicamente il seno, di più della metà del braccio sinistro, che reggeva l'mwrwhimation, di metà circa della gamba destra e di parte della gamba sinistra.
L'opera, scolpita in un unico blocco di marmo cristallino, è una statua romana del II secolo d.C., copia di una statua ellenistica del II secolo a.C.cite-ref-5[5] È di bellissima fattura: la rotondità dei seni e del fondoschiena scoperto dall'mwuqhimation, voluttuoso e morbido, evocano il significato mitologico di mwugAfrodite, simbolo dell'istinto e della forza vitale della fecondità e della generazione.
cite-ref-6[6]
Scavi del 2008: Iside e potenziale Tempio di Ercole
Durante l'estate del 2008, nei lavori di realizzazione del Parco Archeologico di Lilibeo, nelle fasi di scavo attigue alla Villa Romana, è stata rinvenuta una statua della dea mwxgIside, identificata grazie alla posizione della mano, posata sul petto. Nello stesso scavo è stata ritrovata una colonnina con iscrizione in lingua greca in cui è citata la dea. Da un'epigrafe conosciamo l'esistenza di un altro santuario dedicato al culto di Ercole.
Patrimonio dell'umanità
Nel mwyq2006 Lilibeo, insieme all'antica mwygMozia, è stata inserita tra i siti candidati come mwywpatrimonio dell'umanità dell'mwzaUNESCO come mwzqMothia Island and Lilibeo: The Phoenician-Punic Civilization in Italycite-ref-7[7]
Note
cite-note-11. Coordinate tratte da mw2aOpenStreetMap (mw2qway ID)
cite-note-22. ↑ mw3qmw3gmw3wCopia archiviata, su mw4awww2.comune.marsala.tp.it. mw4qURL consultato il 30 settembre 2015 mw4g(archiviato dall'mw4wurl originale il 19 gennaio 2016).
cite-note-tullio75-33. ↑ A. Tullio, cit., p. 75.
cite-note-44. ↑ Esattamente è stata trovava nel limite Nord-Est del saggio “A” a 1,50 mt. circa di profondità rispetto al piano di campagna, coperta da terra compattata.
cite-note-55. ↑ mw8wmw9amw9qRegione Siciliana - Beni culturali, su mw9gregione.sicilia.it.
cite-note-66. ↑ La provenienza del marmo può chiarire molti aspetti della ricerca storica e scientifica ma un'attenta osservazione macroscopica non basta ad identificare un marmo bianco. Il riconoscimento di un marmo cristallino, come nel nostro caso, deve essere supportato da un'analisi isotopica, integrata da un'analisi petrografica, tale da identificare e determinare con esattezza la provenienza del marmo, attraverso la misurazione dei rapporti isotopici del carbonio (C) e dell'ossigeno (O) ed il confronto con gli standard internazionali. Di certo, non possiamo privarci di descrivere almeno l'aspetto: marmo bianco, brillante e a grana media.
cite-note-77. ↑ mw-qmw-gmw-wUNESCO: Mothia Island and Lilibeo: The Phoenician-Punic Civilization in Italy, su mwaqawhc.unesco.org.
Bibliografia
• mwaqqMichele Amari, Storia dei musulmani di Sicilia, vol. I, Catania, Romeo Prampolini, 1933, pp. 395, 609 e 629.
• mwaqyAmedeo Tullio (a cura di), Itinerari archeologici in Sicilia, Palermo, D. Flaccovio ed, 2002, ISBN 978-88-7758-450-2.
• mwaqgRossella Giglio Cerniglia (a cura di), Il culto di Iside nel Mediterraneo tra Lilibeo e Alessandria d'Egitto. Atti del Convegno (Marsala, 13-14 maggio 2011), collana Mare internum, Fabrizio Serra Editore, 2017, ISBN 9788862279024.
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Collegamenti esterni
• citerefenciclopedia-dell-arte-antica-1995B. Garozzo, LILIBEO, in Enciclopedia dell'Arte Antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1995.
• citerefenciclopedia-dell-arte-antica-1973A. M. Bisi, LILIBEO, in Enciclopedia dell'Arte Antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1973.
• citerefenciclopedia-dell-arte-antica-1961I. Marconi-Bovio, LILIBEO, in Enciclopedia dell'Arte Antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1961.